Le bonifiche sono state una dele soluzioni tentate al problema dell’occupazione nel territorio ferrarese. Sopra e nelle due pagine seguenti: 1872, i lavori di costruzione dell’idrovora di Marozzo, la più antica del Polesine di San Giorgio.Profilo dell'economia ferrarese nel primo secolo di attività della Cassa di Risparmio di Ferrara
La Cassa di Risparmio di Ferrara, era nata nel 1838 come morale istituzione senza scopi di lucro privato per iniziativa di alcuni cittadini ferraresi proprio nel pieno di quella fase di prolungata depressione dei prezzi e dell'economia europea che fece seguito ai grandi sconvolgimenti dell'età napoleonica.
Pubblicato in Num. 29
Domenica 14 Settembre 2008 17:04

Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi

Breve storia dell'unica società agricola italiana quotata in Borsa

Iolanda di Savoia (Ferrara). Il Cav. Orfeo Marchetti, in primo piano il secondo da destra, con vari dipendenti negli anni 40. Sullo sfondo gli uffici aziendali.La Società venne costituita con atto di associazione in Inghilterra nel 1871 col nome di "Ferrarese Land Reclamation Company Limited". L'oggetto sociale consisteva nella "bonifica di laghi, nell'acquisto di paludi e terreni nelle vicinanze di Ferrara e in altre località del Regno d'Italia, nonché nella costruzione o la compera di canali, corsi d'acqua, lavori d'irrigazione, moli, scali, ferrovie, strade, fabbricati e macchine locomotive". Nel gennaio 1872 venne abilitata, con Regio decreto, a operare nel Regno d'Italia con il nome di "Società per la Bonifica dei Terreni Ferraresi". Il capitale societario iniziale ammontava a lire 8.000.000 oro pari a lire carta 8.640.000 , in azioni da lire 500. Acquistati oltre 21.000 ettari di terreni vallivi nel basso ferrarese, la Società ne attuava rapidamente, e con i suoi soli mezzi, la bonifica idraulica, mediante la canalizzazione e il sollevamento meccanico delle acque: di tale operazione ingegneristica veniva a beneficiare un comprensorio di circa 51.800 ettari. Anche i conseguenti appoderamenti erano frutto di un imponente complesso di opere e ancor più di ingenti esborsi.

Pubblicato in Num. 28
Lunedì 15 Settembre 2008 15:10

Il Gran Bosco della Mesola

Il Ferrariae Ducatus nella Galleria delle Carte del Vaticano.Un monumento di storia naturale che rischia la scomparsa, soffocato dalla civiltà delle macchine.

Costruiamo insieme l'immagine del Gran Bosco. Iniziamo dalle mappe geocartografiche. Quelle più antiche e note. Osserviamo  lo scomparto Ferrariae Ducatus nella vaticana Galleria delle Carte. È una stupenda "gigantografia" redatta nel 1585 da Egnazio Danti per Gregorio XIII. Illustra il territorio ferrarese con particolare riferimento al Po. Ci sono anche le città di Reggio, Modena e Carpi, ma l'interesse è tutto per Ferrara. Nel cartigli, trompe l'oeil, le vedute di Ferrara, della Fortezza e di Comacchio. Di lì a pochi anni questo territorio passerà al regno pontificio. Il cartografo evidenzia le opere di bonifica nella "Malea valle" e sottolinea l'operosa ricchezza delle terre già prosciugate.

Nessun cenno al Bosco. Eppure la "Pigneta di S. Vitale" è perfettamente leggibile nello scomparto Flaminia (l'attuale Romagna). Questo territorio appartiene già allo Stato pontificio. Oltre la contiguità spaziale, i due scomparti presentano molte affinità.

 

Pubblicato in Num. 4